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Se è vera, la gioia dura un attimo. Ma qui dura un po’ di più. La nuova Neapolis, 4 volte scudettata, la Napoli Capitale del Mezzogiorno che aspetta di ospitare la Coppa America, non è più solo un luogo concreto e delimitato nello spazio tra San Giovanni a Teduccio e Bagnoli, ma è anche un’idea.
E, come le idee che prendono e che funzionano, si infila dappertutto: è l’acqua ed è l’aria. Perciò, dal Suriname a Manchester, dalla Cina all’Argentina, passando per Malaga o Singapore: il popolo degli innamorati di Napoli per l’aria di tricolore conta centinaia di migliaia di persone arrivate all’ombra del Vesuvio nelle ultime ore. Senza considerare l’impennata dell’appeal di Partenope che si vedrà sul medio periodo con l’arrivo di innumerevoli (almeno per ora) nuovi “turisti calcistici” entro fine anno, i dati dell’Osservatorio comunale al Turismo in capo all’assessorato di Teresa Armato hanno registrato mezzo milione di vacanzieri per Napoli-Cagliari.
Una cifra monstre, col sold-out di posti letto tra b&b e alberghi: 200mila persone in più rispetto al fine settimana del primo maggio. Duecentomila anime, non necessariamente tutte tifose di Mcfratm, ma di sicuro innamorate dell’azzurro, dell’idea di Napoli, appunto, che è dappertutto. Non a caso, l’altra sera si è festeggiato anche in piazza Duomo, nella città dell’Inter, o a Barcellona, nella città di Yamal sconfitta dall’Inter nella leggendaria semifinale di Champions ’24’25. Il tricolore a Napoli è un «culto antropologico», un carnevale di Rio, un giubileo dall’onda lunga, un conclave in cui il Papa può cambiare, ma in cui il messia – non ce ne vogliano Adl, Conte, McTominay, Politano, Anguissa, Lukaku, Di Lorenzo, Buongiorno e Rrahmani – è sempre Maradona.
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