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A 33 anni dai suoi ultimi gol, segnati con la maglia azzurra nel campionato 1992-1993, gli hanno dedicato un cocktail. Il “Careca Spritz” è un’idea di Salvatore Artiaco, titolare del Gran Caffé Bracco, un bar che l’ex bomber frequenta nei suoi soggiorni a Napoli. Almeno due all’anno. «Perché qui ho amicizie forti da quasi quarant’anni ed è sempre bello rivivere quei momenti», spiega Antonio, che ha brindato nell’ultimo breve viaggio napoletano con il “Careca Spritz”: limoncello, menta, prosecco Midori e granita di limone e soda, gradito dai tifosi azzurri che hanno potuto rivedere l’amato campione in campo una settimana fa in occasione dell’esibizione delle Napoli Legends allo stadio Maradona. In perfetta forma il brasiliano, classe 1960, nato 25 giorni prima dell’amico Diego. «Abbiamo trascorso un lungo e felice periodo in questa città. Ma sapete che dopo Napoli avremmo potuto giocare ancora insieme, in Argentina o in Brasile? Sarebbe stato divertente».
Careca si prepara a vivere il Mondiale da opinionista televisivo. Seguirà da vicino il Brasile guidato da Ancelotti, suo avversario nei magnifici anni ‘80, quando lo scudetto era una sfida tra Napoli e Milan. Il rapporto con la città fortissimo, come Antonio ha ricordato durante il convegno su calcio e integrazione, organizzato dall’avvocato Franco Campana nell’ambito della quarantacinquesima edizione del Meeting Estate a Ischia. Careca ha spiegato come, dal 1987, si è perfettamente calato nella realtà napoletana. Diventò un simbolo per la tifoseria e lui si innamorò della città. «Una città che non fa mai sentire nessuno estraneo», ha ricordato. Al suo fianco due connazionali: Alemao, che ha indossato la maglia azzurra come lui, e Zé Maria. «Ci ha fatto piacere l’intervento di Careca alla nostra manifestazione perché ha evidenziato l’importante aspetto dell’integrazione che avviene attraverso il calcio», ha spiegato Campana, che ha creato questo format a Ischia che abbina sport, glamour e sociale. «In questa edizione del Meeting Estate abbiamo organizzato un torneo per giovanissimi calciatori a cui hanno partecipato le rappresentative di due squadre che sono state fondate da emigrati italiani.
Ed è su questa linea che vogliamo andare avanti».
Alla fine della manifestazione, Alemao e Careca sono stati nominati “Ambasciatori di Napoli” perché hanno mantenuto il rapporto con la città anche alla scadenza dei loro contratti. «Sono rimasti colpiti dall’entusiasmo dei tredicenni ischitani, argentini e cileni: saranno sempre più vicini ai giovani» ha spiegato Campana.
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