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Pedalando lungo la strada che costeggia il Noce, tra Mezzana e Cles, capita di incrociare gruppi di ciclisti ogni pochi minuti. È la normalità della Val di Sole, terra dove la bicicletta non è soltanto uno sport ma una lingua madre. Quel mattino, però, davanti a un piccolo drappello di sei o sette uomini, c’era una maglia iridata. Non ebbi bisogno di avvicinarmi. «È Maurizio Fondriest». Lo si riconosce ancora dalla pedalata. Elegante, potente, essenziale. Quella di un corridore che non ha mai smesso davvero di andare in bicicletta. Eravamo arrivati in Trentino per raccontare il ritiro del Napoli di Massimiliano Allegri. Ma in questa valle il calcio convive naturalmente con il ciclismo. Qui sono passati Coppi, Merckx, Pantani, Pogacar. Qui la salita continua a selezionare gli uomini prima ancora degli atleti.
All’ingresso di Cles campeggia una grande insegna con il suo nome. Per anni quel negozio di biciclette è stato il suo secondo mondo; oggi lo ha affidato ai ragazzi che lavoravano con lui, quasi fosse un ideale passaggio di testimone. L’ho cercato al telefono. Ci conoscevamo già dai tanti incontri al Giro d’Italia, tra una partenza e un arrivo in Campania. Gli ho chiesto di raggiungerci al teatro di Dimaro, davanti ai tifosi del Napoli e alle nostre telecamere. È bastata un’ora. Per capire che i grandi campioni non impressionano tanto per ciò che hanno vinto, quanto per il modo in cui raccontano le proprie vittorie.
From: https://www.ilmattino.it/schede/fondriest_rompe_tabu_maradona_maradona_pogacar_smettiamola_di_cercare_nuovo_merckx-9672190.html
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