Napoli, i buoni propositi di Mertens: «Possiamo vincere l’Europa League»


CONDIVIDI/SHARE

image

I gol degli ultimi anni l’hanno trasformato in bomber, ma nel cuore di Napoli e dei napoletani Dries Mertens c’è entrato con quella napoletanità semplice che ha colpito nel segno. Da anni, ormai, il belga è un napoletano acquisito, vive l’essenza della città e ne ha sposato ogni aspetto, diventando un leader della squadra oggi di Ancelotti. «Qui sono cresciuto, la gente mi ha trattato sempre bene, questa è casa mia. Diventare papà? Si, in futuro, ma quando sei lontano dalla tua famiglia è più difficile. Non voglio far crescere i miei figli senza un padre, vorrei stargli vicino. Mi sento ancora un diciottenne e mi godo la vita. Il gol più bello è quello con il Torino, un pallonetto è sempre bello da vedere». 

Dries Mertens non si nasconde e traccia gli obiettivi anche per il suo 2019. «Bisogna partire subito forte col Sassuolo, dobbiamo vincere. Poi con la Lazio riparte la corsa alla Juve: lo scorso anno ci siamo arrivati vicini, se quest’anno perderanno qualche punto noi dovremo essere lì», ha detto a Radio Kiss Kiss. «L’Europa League è un obiettivo importante per noi, con questa squadra possiamo vincerla, sono sicuro. Siamo stati sfortunati in Champions con il girone beccato, una tra Liverpool e Psg può vincere anche la coppa. Ma noi abbiamo tanti calciatori di ottimo livello: fra cinque anni si guarderà questa squadra e ci si chiederà come mai non ha vinto di più. Peccato per la Juventus che è ad un livello altissimo, ma noi dobbiamo continuare sulla nostra strada».

Il nuovo corso ancelottiano, però, non dispiace. «I 44 punti fatti fin qui sono tanti, penso che stiamo facendo bene provando di tutto in campo», ha continuato. «Rientrare dopo le vacanze è difficile, ma stiamo lavorando bene e siamo pronti tutti per domenica. Ormai giochiamo da anni insieme, ci conosciamo tutti bene, questa è quasi una famiglia. Ancelotti è speciale, ma anche il suo staff è di primo livello: è un curioso, ci chiede anche tante cose sulla città. Gli ho dato qualche consiglio su cosa vedere e dove mangiare: sta facendo bene, vivere qui significa anche vivere Napoli».

Nella sua parabola, personale, l’esplosione di talento che lo accompagna ormai da qualche anno. «La percezione di me è cambiata: con Benitez non giocavo tantissimo, poi con Sarri mi è cambiata la vita. Gli auguri non gliel’ho fatti, ma sa che gli voglio bene e sono felice per lui», ha ammesso Dries. «Qui siamo tutti forti, non solo quelli che vanno in campo ma anche i sostituti. Devi accettarlo qualche volta perché siamo cresciuti tanto. Razzismo? Kalidou è un fratello per me, nello spogliatoio l’ho visto davvero affranto dopo la gara di Milano, sentiva di aver perso la gara coi razzisti e mi è dispiaciuto molto. Allan è un esempio di quello che a Napoli si può fare, lui qui è cresciuto tanto e dobbiamo ringraziare questa squadra». E sulla distorsione che non gli ha permesso di allenarsi oggi ha liquidato: «Sto bene, ha fatto un po’ male ma sto bene».

From: Il Mattino.

CONDIVIDI/SHARE