Napoli, l’assalto ai colossi: Insigne, Allan e Kou incantano


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Tre Champions, due Mondiali per club, tra l’altro. Non puoi non sentirti più forte quando il tuo allenatore ha vinto così tanto. Ancelotti è riuscito a portare Allan e Koulibaly più in là di quello che era riuscito a fare Sarri: persino più in alto di quanto Kalidou è saltato per colpire di testa e far gol nella notte dello Juventus Stadium. I due guerrieri della notte, quelli che non sbagliano mai un colpo: i due che nelle gare che contano timbrano sempre il cartellino. Apparentemente cattivi, ma solo perché dalle loro parti o non passa il pallone o non passa l’avversario. Ancelotti è il Cicerone ideale per introdurre i due tra le stelle d’Europa, dopo che Sarri li ha trasformati in top player, in perni letali di un Napoli che in serie A ha macinato punti e avversari, come mai prima dell’anno scorso.

IL SAGGIO
Sarri ha fatto un capolavoro tattico e psicologico: ha mediato tra prudenza e euforia e ha trovato l’equilibrio. Koulibaly e Allan sono il suo manifesto. Gente che non molla l’osso, che azzanna gli stinchi: due sanguigni, due combattenti. Ragazzi di carattere che neppure davanti a Neymar e Di Maria si sono lasciati intimidire: anzi. Un trionfo, nella serata più importante dell’era Ancelotti: perché sono quelli su cui la squadra può sempre puntare e fare affidamento. Intoccabili, quando il gioco si fa duro. Perché è vero che ci sono le rotazioni, ma fino a un certo punto. Koulibaly non si ferma mai e continuerà a fermarsi col contagocce: mai neppure sostituito, una specie di Highlander, con un fisico bestiale. Il San Paolo è esploso in due boati quando ha fermato le incursioni di Neymar e Mbappé: elegante, mai ruvido, grintoso, pronto a sacrificarsi, ma anche a mettere sulla croce gli avversari. Con idee chiare: «O passa la palla o passano le gambe, ma entrambe mai». Una bestia, ma solo in campo. Fuori, un ragazzo normale, socievole, estroverso. Finisce la partita e lo trovi vicino ai taxi in tuta a parlare della partita. Intorno a sé un piccolo gruppo di ragazzini che si avvicina per l’autografo. Vero che non ci sono più le stagioni di una volta, ma a vedere Koulibaly si scopre che esistono ancora i difensori di una volta. Normale, dunque, che De Laurentiis se lo tenga bello stretto. 100 milioni rifiutati dal Bayern Monaco e dal Barcellona. E chissà cosa succederà la prossima estate, visto che in Europa tutti hanno visto cosa è stato capace di fare. Koulibaly ha sfidato la sua Francia, la terra che ha adottato la sua famiglia: ma lui non si sente francese, altrimenti avrebbe detto di sì all’offerta di farlo giocare con la nazionale transalpina. Ha preferito il Senegal, da dove i suoi sono partiti negli anni 70. E adesso è uno degli idoli di Napoli.

GLI OCCHI DELLA TIGRE
Senso della fedeltà, del coraggio, dello stare al proprio posto. E anche lui come Koulibaly ha saputo attendere il richiamo della sua patria piuttosto che la tentazione di vestire la maglia di un’altra nazionale (peraltro complicatissimo, visto i regolamenti).
Allan, nella satira dei social, viene raccontato come un pitbull in maglia azzurra che Ancelotti fa fatica persino a tenere al guinzaglio. Il punto è che il brasiliano non è solo uno che rompe le trame altrui: è uno che quando ha il pallone tra i piedi, riesce sempre a giostrarlo con eleganza. Un centrocampista completo, che anche col Psg ha mostrato di saper arginare la classe degli avversari. E ha una dote: sa sacrificarsi. In nome della Ragion di Stato. Ecco, Allan è così. E la gente lo adora. La rabbia e la grinta fanno parte da sempre del dna di Allan, è una specie di imprinting che non ha creato certo Ancelotti. Nel primo tempo contro i francesi, pur di dare un contributo fondamentale all’organizzazione di Ancelotti, si è messo alle calcagna di Neymar dando l’impressione di essere meno partecipe al gioco.
A Parigi, fronteggiò Rabiot, cancellandolo dal campo. Questa volta è toccato a Verratti e a Draxler e pure loro sono stati annullati: senza tener conto del lavoro fatto su Neymar, con cui presto si rivedrà nella Seleçao. Lui è super ed è umile. È l’unico Allan che si è fatto commuovere da O Ney è stato il piccolo Miguel che entrato sul terreno di gioco in lacrime per l’emozione di accompagnare per mano proprio Neymar.
Papà Allan, invece, non ha avuto alcuna commozione. Peraltro Miguel è nella stessa classe del figlio di Cavani. «Il mio piccolino pazzo per il calcio ed emozionato di vivere questi momenti che ha aspettato per tanti giorni. Con la certezza che non li dimenticherà mai», ha scritto su Instagram mamma Thais. Ora non basta una miniera d’oro: venne pagato 12 milioni più Britos. Provate a chiedere il suo valore adesso.
 

From: Il Mattino.