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L’aria è elettrica, come nelle notti di maggio che piacciono ai napoletani. Dal primo all’ultimo minuto. Napoli è una città che per un giorno – ma forse anche prima e dopo – pensa solo al campo, alla partita, a quello che deve essere. Si veste d’azzurro, per quanto può, per quanto deve. Perché ci sarebbero ancora minuti e minuti da giocare. Anche se la pressione sale. Lo stadio è casa per tutti, fin dalle prime ore del mattino, diventa il posto dove raccontarsi le aspettative e le idee, i sogni soprattutto. Fino all’ovazione finale per una squadra che continua a far sognare, a tenere la vetta tra tutte le difficoltà del caso.
Lo spiega bene uno striscione imponente che si srotola prima del calcio d’inizio. “La storia continua”. Sopra la faccia di Conte, soprattutto i trofei in bacheca. Ci sono tre scudetti, qualcuno vorrebbe aggiungerne un quarto quanto prima. Le curve solo colorate di rosso e d’azzurro, saltano ai gol, mugugnano quando le cose non vanno bene e poi si lasciano andare senza pensare troppo alla classifica, ai numeri, agli ultimi 180 minuti ancora da giocare e da vivere.
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