Profumo di derby al San Paolo, ​la Campania torna a far festa


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Si annuncia un derby gentile, Napoli-Benevento, novità in serie A con un precedente in serie C, forse neanche un derby perché il confronto non ha le stimmate della rivalità accesa e non ha storia. C’è invece il ricordo della squisita ospitalità beneventana, tra l’autunno del 2001 e il gennaio del 2002, nei cinque mesi del San Paolo allagato dal nubifragio di settembre, quando il Napoli di Corbelli e Ferlaino, allenato da De Canio e derelitto in serie B, giocò al Santa Colomba sette partite, campo neutro amichevole. E c’è il ricordo di un dolcissimo ragazzo beneventano, Carmelo Imbriani, scomparso a 37 anni, il corpo aggredito dai linfomi, che nel Napoli giocò per tre stagioni, esordendo in serie A con Marcello Lippi, poi pupillo di Boskov che si oppose all’acquisto di Pippo Inzaghi dicendo a Ferlaino: Inzaghi? Noi avere Imbriani».

Quell’assaggio di derby in serie C, tra il novembre 2004 e il marzo 2005, il Napoli risorto dalle ceneri del fallimento, fu «una partita come un’altra». Le due vittorie del Napoli, in casa e fuori per 2-0, prima con Ventura, poi con Reja, ai tempi di Ignoffo, Corrent, Pià, il Pampa Sosa e Calaiò, filarono lisce senza furori e proteste.

Napoli è l’unica grande città italiana con una sola squadra. Negli anni Sessanta, nacque l’Internapoli, creata dall’industriale dello zucchero Giovanni Proto e da Carlo De Gaudio, il più illustre dei dirigenti sportivi napoletani, ma fu solo la squadra del Vomero, giocando nello stadio della collina con Chinaglia, PInotto Wilson e Peppe Massa. Mancò la promozione in serie B e scomparve. Napoli non avrebbe sopportato una seconda squadra.
Così, ci sono stati solo derby regionali, sebbene il vero derby del Napoli sia stato sempre quello con la Roma, il derby del sole, con la rivalità fra due capitali. Un giornalista napoletano, Michele Mottola, negli anni Trenta, definì la sfida tra il Napoli e la Roma «una partita che vale un campionato».

Il derby con la Salernitana è stato sempre segnato da un clima aspro per l’eterno spirito di rivalsa di Salerno, tenace nel tenersi fuori dalla soggezione napoletana, contestandola in ogni modo e sintetizzando il confronto col detto «se Salerno avesse il porto, Napoli sarebbe morto». I soli due campionati in serie A della Salernitana hanno ridotto i confronti che sono stati in totale 24, soprattutto in serie B e Coppa Italia, con 10 vittorie azzurre, 11 pareggi e 3 vittorie granata.

Nel 1945, tempo di guerra, campionati sospesi, l’Italia spaccata in due, si giocò un campionato campano. L’11 marzo 1945, per Salernitana e Napoli fu il primo derby allo Stadio Comunale non ancora intitolato a Donato Vestuti, giornalista ebolitano che fondò una delle prime squadre di calcio a Salerno. Con le tribune già in ebollizione, l’arbitro nolano Demetrio Stampacchia assegnò un dubbio calcio di rigore al Napoli. Mancavano dieci minuti alla fine (1-1). Fu un pugilato generale. Qualcuno udì anche colpi di pistola. Stampacchia si sdraiò sul prato fingendosi morto e i tifosi delle due parti smisero di picchiarsi, la gara fu sospesa. Le sfide fra le due squadre non hanno mai registrato un clima sereno.

In quel campionato campano di guerra, il Napoli incontrò Frattese (0-0 fuori, 2-2 in casa), Portici (2-2 e 2-1), Casertana (1-1 e 5-0), Torrese (2-0 e 3-0), Scafatese (1-1 e 3-2), Stabia (1-3 e 3-3), derby passeggeri. Gli azzurri, messi in campo da Gigino Scuotto e allenati da De Manes e Innocenti, giocavano all’Orto Botanico con Corghi, Pretto, Rosi, Ferdinando Pastore, Venditto, Di Costanzo. Con la Casertana, il Napoli avrebbe giocato successivamente in Coppa Italia nel 1969 (3-1), nel 1970 (2-0), nel 1984 (3-0).

Nella storia dei piccoli derby, il doppio confronto con la Juve Stabia nel 2005-06 (serie C), vittoria napoletana in casa 1-0, sconfitta a Castellammare (1-3). Tre partite col Savoia di Torre Annunziata: in Coppa Italia nel 1939 (3-1), in serie B nel 1999-2000 (1-0 di Schwoch sul neutro di Avellino e 1-1). Un pareggio con la Cavese (1-1) nel girone di Coppa Italia 1983-84. Coppa Italia anche col Sorrento, il 29 agosto 1971, al San Paolo. La squadra della Costiera, appena promossa in serie B, guidata da Nick D’Alessio, lo sceriffo dei campi minori, sorprese il Napoli con un gol di Paolino Bozza, sgusciante ala veneziana, che ingannò Salvatore Albano e Panzanato, superò Zurlini e infilò Zoff in uscita.

Hanno avuto più ritmo i derby con l’Avellino per i dieci anni in serie A dal 1978. In totale 30 partite (4 in Coppa Italia, 4 in serie C) con 13 vittorie del Napoli, 10 pareggi e 7 successi degli avellinesi. Uno sgarbo il playoff di serie C del 2005 che l’Avellino si aggiudicò rimandando di un anno la promozione del Napoli in serie B e la scalata con De Laurentiis fino all’Europa.

From: Il Mattino.

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